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Dylan Dog e l’evoluzione del personaggio

Dylan Dog ha rappresentato il mio incontro con i fumetti nei primi anni novanta. Ora che sono una fumettomane, soprattutto di fumetti italiani e giapponesi, amo meno quelli americani, non lo leggo più da anni, direi ormai quasi un decennio, se non qualcuno di tanto in tanto o la collezione annuale a colori, così per tastare il terreno.
Cosa che non è servita molto a farmi ricredere sul fatto che a parte le prime decine di numeri, poi negli anni ripropongano sempre gli stessi temi in salse diverse tanto da essere diventato noioso e prevedibile.
Quello che manca è una storia di background che abbia una evoluzione nei vari numeri, che lo faccia variare e crei aspettative sui possibili esiti e catturi l’attenzione. Qualcosa da raccontare su cui si innestino i casi che vengono risolti di volta in volta, che dia corpo e verosimiglianza ai personaggi, perché lo schema che va avanti, da oltre 20 anni ormai, è: arrivo del cliente, molto spesso indirizzato da Bloch, speculazioni sul reale, immancabile incursione nel fantastico horror e conclusione con morale retorica, con la storia del protagonista con qualche donna di passaggio.
Tutto ciò è ripetitivo e mancando i nuovi soggetti, perché tutto lo scibile horrorifico è stato usato anche più di due volte nei vari albi, non c’è la bramosia di vedere come va a finire, perché già sai che può andare a finire solo in un modo, che puntualmente è quello che accade.
Anche i personaggi sono sempre troppo uguali ai se stessi di ventanni prima, non una evoluzione in un senso o nell’altro.
Nathan Never per esempio, negli anni è cambiato tanto, il personaggio è evoluto, è diverso a quello dei primi numeri, personaggi che arrivano e che se ne vanno (anche in modo surreale). Ai casi che l’Agenzia Alfa risolve di volta in volta si affiancano i problemi personali dei personaggi ed una storia che prende molti numeri per essere dipanata e compresa ed alla fine risolta, non sempre nel modo in cui ci si aspetterebbe. Spesso il lieto fine manca.
Io penso che lo stesso schema potrebbe essere applicato a Dylan Dog, perchè il personaggio può essere sviluppato in modo molto più complesso di quello che si è visto fino ad ora ed anche le storie possono essere più profonde ed uscire dallo schema ripetitivo in cui sono chiuse.
In sostanza tante buone opportunità di sviluppo che non riesco a capire perché non vengano sfruttate.

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1 commento a Dylan Dog e l’evoluzione del personaggio

  1. rita
    July 23rd, 2010 at 22:26

    Non sono d’accordo.
    Negli ultimi due anni,nonostante la scarsità di idee e sceneggiatori(lo riconosco) dyd ha subito un certo sviluppo che forse ti sarà sfuggito non seguendolo da tempo. C’è stata un’evoluzione psicologica del personaggio( in alcuni numeri dylan prova a fare lavori diversi, e non è un escamotage per preparare il pubblico alla chiusura!) la riemersione di alcuni temi sociali, cosa che ai sceneggiatori di dyd è sempre stata molto a cuore. Certo, lo schema classico è, e sarà, quello da te descritto ma credo che questo valga a configuare la pecularità del fumetto (schema che, con variazioni che interessano le “sequenze”, credo che caratterizzi molt altri fumetti, come ad esempio Napoleone, Damphir..Tex non lo nomino per ovvie ragioni :D )Sinceramente, tranne alcune eccezioni, continua a non annoiarmi. Saluti

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