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Famiglie

Non ho condiviso nessuna delle due manifestazioni tenutesi ieri a Roma. Non riesco a vedere la contrapposizione dei due modelli, perché dal mio punto di vista sono due cose completamente diverse e non complementari, almeno se i DICO restano quelli che sono ora.

Non sono d’accordo con quelli che manifestavano in piazza San Giovanni al Family Day perchè non credo che l’aumento dei diritti individuali di coloro che scelgono un’esperienza di condivisione diversa dalla famiglia come descritta nella Costituzione, che poi con meno giri di parole sono i DICO, possa in alcun modo ledere i diritti o le prerogative dell’istituzione familiare, nè ridurre l’importanza che essa ha nei fatti all’interno del tessuto sociale italiano.
D’altra parte è solo ridicolo pensare che consentire anche agli omosessuli la possibilità di sposarsi oppure cercare di regolamentare i rapporti tra persone che convivono, di propria volontà o per costrizioni varie, possa influire negativamente sui diritti della famiglia. E’ solo egoismo. Ed ignoranza (voluta purtroppo). Molti in piazza San Giovanni erano lì solo per ossequio al Vaticano, non a favore della famiglia, che dovrebbe essere un’organizzazione aperta ed accogliente, e ieri lo era solo per quelli che rispondono ai canoni della ortodossia cattolica. Non solo non c’è stata una manifestazione a favore della famiglia, ma chiaramente c’è stata una manifestazione contro tutto ciò che non fosse rispondente alla loro idea di famiglia.
Non sono d’accordo nemmeno con coloro che manifestavano in piazza Navona perchè sono l’altra faccia della stessa medaglia, se loro stessi non vedono i DICO alternativi al matrimonio, come sostengono molti, perchè andare a difenderli in piazza contro chi invece li ritiene tali? Se sono solo regolamentazioni di interessi individuali perchè ci si sente chiamati in causa in una manifestazione a favore della famiglia? La verità è che i DICO sono un aborto di regolamentazione, per conciliare le giuste richieste di coloro che vogliono una norma che regoli i rapporti di coppia diversi dal matrimonio e di coloro (la maggioranza) che fanno finta di capire il problema, ma alla fine non vogliono cambiare niente perchè da sempre l’innovatività non è una caratteristica della società italiana. Infatti a manifestare ci sono andati quelli che vorrebbero i DICO come una istituzione pseudo-matrimoniale.
In conclusione in tutte e due le piazze si diceva di manifestare per qualcosa, ma lo si faceva chiaramente per qualcosa altro e questa non credo sia stata una grande prova di democrazia per il nostro Paese perchè, da un lato non si ha il coraggio di rivendicare apertamente il diritto di ogni singolo cittadino di decidere per la sua vita privata con le stesse tutele giuridiche riconosciute a molti altri cittadini, mentre dall’altra si contrasta ogni tentativo di innovare il diritto e portarlo al pari della reale situazione sociale italiana, sacrificando i diritti di molti cittadini italiani al volere dello Stato Vaticano.
Non credo che salvo riempirsi la bocca di “laicità“, molti italiani, in primis la classe politica, sappiano cosa significhi dare a Dio ciò che è di Dio e dare a Cesare ciò che è di Cesare. Parafrasando, come i cattolici sono liberi di celebrare il matrimonio religioso con valenza anche civile, così tutti gli altri dovrebbero essere liberi di vivere la loro unione come meglio credono, entro ovviamente l’insieme dei doveri e dei diritti dell’ordinamento italiano. Per consentire ciò, però, l’ordinamento dovrebbe seguire la realtà sociale ed aggiornarsi di pari passo con le mutanti situazioni delle famiglie italiane.

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