June 2018
M T W T F S S
« Dec    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Categorie

Archivi

Heaven & Hell - The devil you know

Il 28 aprile è la data che ha visto un’uscita imperdibile per chi come me è stato un avido ascoltatore di hard rock ed heavy metal nel periodo dell’adolescenza, ma non solo.
I Black Sabbath sono uno dei gruppi più importanti degli anni settanta e di tutta la storia della musica rock in generale. Senz’altro il gruppo che ha traghettato l’hard rock nascente in quegli anni, sull’influenza degli Who e del nuovo modo di concepire la chitarra elettrica da parte di Jimi Hendrix, che ha visto poi le punte più importanti in gruppi come Deep Purple e Led Zeppelin, verso quello che sarebbe diventato nel giro di pochi anni l’heavy metal…

Black Sabbath

 

Gruppo leggendario, sia come idee musicali, sia quanto alle storie che sono state costruite attorno al primo front-man, Ozzy Osbourne e a tutto il gruppo, circolando persino la voce che Tony Iommi, il chitarrista, si fosse volontariamente mozzato le falangi della mano destra (lui è mancino) per poter suonare il più distorto e allucinato possibile. In realtà Iommi, ancora prima di riuscire a fare della musica il suo mestiere, è vittima di un terribile incidente sul lavoro che gli fa perdere le falangi di due dita della mano destra sotto ad una macchina troncatrice.

Facendo girare sul piatto del giradischi il loro primo album omonimo, viene immediatamente evocato un mondo quasi ormai sepolto dalla modernità, ma ancora vivo e in attesa di essere ridestato dall’ingenuo ascoltatore.

Sulfureo, dall’incedere lento ed ineluttabile, dalle armonie che l’hard rock ancora non conosceva, ridando al tritono, conosciuto nell’antichità come Diabolus in musica, per il forte carattere dissonante, lo spazio negato per secoli dalla musica guidata dai dogmi ecclesiastici.

Riff di chitarra granitici e ossessivi, quasi ad accompagnare il movimento oscillante della testa delle anime che si straziano nella loro eternità senza tregua, linee di basso che ricordano il continuo ribollire dei neri fiumi infernali danteschi, la voce del cantante inquietante e da brivido, che ricorda quella di un oscuro messaggero che annuncia terribili presagi.

Da quel momento in poi il rock avrebbe preso un nuova via, inaspettata.

Dopo un decennio di attività, che ha visto la realizzazione di ben otto album in studio, per un totale di ben 26 dischi di platino e 3 dischi d’oro tra USA e Regno Unito (fonte wikipedia), le ormai continue incomprensioni tra alcuni membri del gruppo, portano ad allontanare Ozzy che, a causa dell’abuso ormai fuori controllo di alcool e droghe, che ne hanno fatto il personaggio, la fortuna e la distruzione, è diventato inaffidabile e imprevedibile. In seguito, questo allontanamento si sarebbe rivelato positivo per entrambi, ridando nuova ispirazione ai Sabbath e permettendo l’inizio della carriera solista di Ozzy.

Viene assunto nel ruolo di nuovo vocalist Ronnie James Dio, all’anagrafe Ronnie James Padavona (o forse originariamente Padovano, di origine abruzzese dice qualcuno), già cantante negli Elf, poi nei Rainbow di Ritchie Blackmore, che dona nuovo respiro al gruppo.

Sono gli anni dal 1980 al 1982 e i Black Sabbath, Dio alla voce, Tony Iommi alla chitarra, il mitico Geezer Butler al basso e Bill Ward (prima), Vinnie Appice (poi) alla batteria, sfornano due album considerati pilastri del genere: Heaven and Hell, che si rivela il miglior successo commerciale dal 1975 e, l’anno dopo, Mob Rules.
Dopo Mob Rules, Dio ed Appice lasciano i Black Sabbath, seguiti poco dopo anche da Geezer Butler. Vengono pubblicati altri album a nome Black Sabbath, ma con solo Iommi del nucleo originale.

Nel 1992, però, la storica formazione, Dio, Iommi, Butler, Appice, si riunisce per realizzare un’altro grande album, Dehumanizer, per poi separarsi ancora una volta.

Accade poi che, nel 2006, la Rhino voglia pubblicare una raccolta, The Dio Years, di pezzi dei Sabbath nella formazione di Mob Rules, e chieda ai nostri quattro di scrivere qualche nuovo pezzo per l’occasione.

La storica formazione si riunisce quindi per la terza volta , ma non con il nome con cui sono conosciuti fino a quel momento, per ragioni legali. Il nuovo nome scelto per la formazione è proprio il titolo del primo album che la formazione ha realizzato, Heaven & Hell.

 

Heaven & Hell

Il gruppo ricomincia una nuova giovinezza (a dispetto dell’età dei membri, già sessantenni) realizzando un world tour da tutto esaurito e riproponendo tutti e solo i brani dell’era Dio. Il tour termina a New York con un concerto al Radio City Music Hall, che viene pubblicato in formato CD/DVD.

A questo punto Dio guardò indietro e si accorse che il lavoro fatto era tutto molto buono! I nostri decidono quindi che è ora di pubblicare un nuovo album studio di pezzi originali. Il titolo del nuovo album sarà The Devil you know, a sottolineare che sotto al nuovo moniker si cela sempre il diavolo che conosci!

 

Heaven & Hell - The devil you know

Ho aspettato con impazienza l’uscita dell’album da quando ne ho avuto notizia e ora ce l’ho tra le mani.

La realizzazione è di ottima fattura, l’artwork è realizzato dall’artista scandinavo Oyvind Haagensen e il libretto contiene i testi delle canzoni, ma questo è il minimo sindacale per un uscita con tale aspettativa.

La versione che ho comprato è quella con CD audio e DVD con interviste ai membri del gruppo sulla realizzazione dell’album. Interessante per chi come me è avido di retroscena legati ai gruppi e agli album.

La produzione è cristallina. L’album suona perfetto. Tutti gli strumenti sono presenti e bilanciati. Mi piace molto, in particolare, il suono della batteria, molto secco, distribuito su tutto lo spettro di frequenze; contribuisce a dare ampio respiro al risultato finale.

La voce di Dio è in ottima forma e lui è un professionista, e si sente da come padroneggia la voce, esaltando in alcuni punti la ruvidezza, in altri sottolineando passaggi di grande suggestione lirica.

Iommi non ha bisogno di alcuna lode. E’ semplicemente un grande chitarrista, con quarant’anni di esperienza che si sentono tutti. Ogni sua pennata ha una potenza devastante, i suoi riffs hanno la capacità di far ondeggiare la testa di chiunque e i suoi soli, senza inutili virtuosismi fini a se stessi, rivelano un gusto melodico fuori dal comune. Sa essere contemporaneamente cattivo e dolcissimo.

Butler è uno dei miei idoli. E’ il gregario perfetto per Iommi. E’ quello che sprigiona potenza pura, che fa puzzare la musica di zolfo, è musicalmente il demone del gruppo. E non potrebbe essere altrimenti, non avendo altre chitarre o tastiere di supporto. Naturalmente in studio si hanno molte possibilità, ma dal vivo sono proprio uno schiacciasassi!

Appice, pur essendo il più giovane di tutti, è un po’ indietro rispetto agli altri. Ottima prova, per carità, ma forse avrebbe potuto “osare” di più. Non fraintendetemi, la sezione ritmica è comunque travolgente, monolitica.

Ho ascoltato l’album almeno una decina di volte e queste sono le impressioni che ho avuto:

Atom and evil

Quello che mi aspetto da un album dei Black Sabbath è il lento incedere del doom, scandito dai ruvidi riff di Iommi. E vengo accontentato già dalla prima traccia.

Metronomo a 60. L’attacco della batteria mi da il benvenuto nella casa del Sabba Nero. E’ lei, la riconosco, e ad accogliermi c’è il più grande riff-master di tutti i tempi.

Grandissimo pezzo.

Fear

Bel pezzo. Bridge energico, e con un ritornello dalla melodia non blasonata.

Bible Black

Le prime note mi hanno riportato alla mente, come un déjà vu, il mood di The sign of the southern cross, ma è solo la sensazione iniziale, il pezzo ha un gran bel carattere.

Inizia con un arpeggio di chitarra, ma via via si arricchisce di altre voci di chitarra più in secondo piano. La voce di Ronnie sa essere delicata e malinconica nell’intro, per poi passare sul registro aggressivo e ruvido.

L’entrata del basso di Butler inocula una sensazione di inquietante cambiamento e conduce verso l’esplosione del pezzo incalzando Ronnie che minaccia “Non proseguire, mettilo via, stai leggendo dalla bibbia nera!” ma a questo punto è ormai troppo tardi e lo si capisce dall’enorme potenza che viene sprigionata.

E’ il pezzo migliore di tutto l’album.

Double the pain

Il basso allucinato di Butler tesse un riff malvagio e inarrestabile e la chitarra di Iommi rincara la dose, doppiandolo all’unisono in un riff lento e cadenzato. Ma il pezzo ha una dinamica che non annoia affatto.

Bello anche questo.

Rock and roll angel

Molto cupo durante la strofa, rivela inaspettatamente un bridge affettuoso, melodico e cantabile, che ben si incastra nella struttura del pezzo e che sfocia in un intermezzo con un arpeggio acustico e un bel solo di chitarra, grande Iommi, per poi esplodere in un riff di basso e chitarra da headbanging che ritorna nuovamente sul bridge.

The Turn of The screw

Il pezzo meno convincente dell’album. Non aggiunge nulla di originale a quanto già sentito negli album precedenti.

Eating the cannibals

Bello, veloce e potente. Ricorda in alcuni punti Die Young, ma non ne raggiunge l’efficacia.

Follow the tears

Altro pezzone doom da paura, con un riff di chitarra molto bello. Intro molto suggestiva.

Neverwhere

Altro momento di calo. Non è affatto male, ma anche questo sa un po’ di già sentito, e non regge il confronto con gli altri pezzi dell’album.

Breaking the heaven

Chiusura magistrale per un album firmato Black Sabbath. Altro gran bel pezzo dal sapore doom della premiata ditta Iommi e co.

 

In conclusione

L’album riprende il discorso interrotto con Dehumanizer, ma con suoni più moderni e una produzione migliore. Non è un caso che sia stato registrato nello stesso studio dove venne registrato Dehumanizer diciassette anni prima. La carica dirompente del gruppo, però non ha nulla da invidiare ad Heaven and Hell e Mob rules.

Consiglio l’acquisto con entusiasmo.

 

Voto: 4/5

(Tutti i diritti sono riservati ai rispettivi proprietari, lo scopo di questo post è puramente informativo)
Condividi:
  • Blogosphere News
  • del.icio.us
  • Facebook
  • LinkedIn
  • Google Bookmarks
  • Live

Lascia un commento

Puoi usare questi tags HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>