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Le operaie di Barletta: ancora morti bianche

Sento il bisogno di scrivere delle povere donne morte nel crollo della palazzina a Barletta. Con qualche giorno di ritardo perché il tempo non c’è mai, ma voglio dire comunque la mia perché in un solo fatto di cronaca sono racchiusi molti dei problemi della nostra realtà italiana.

Nello scantinato della palazzina c’era un opificio e all’interno lavoravano delle donne, a nero. Cosa significa, questo? Significa innanzitutto che guadagnavano 3,95 euro l’ora e che lavoravano fino a 14 ore al giorno, anche perché con quella paga per 8 ore non avrebbero raggiunto i 700 euro mensili. Anche se dubito che fosse una loro iniziativa quella di destinare praticamente l’intera loro giornata al lavoro.

Significa che lo stabile non era adatto ad ospitare un opificio e probabilmente i locali non erano attrezzati con sistemi di sicurezza per evitare gli incidenti, non esistevano uscite di sicurezza, non esistevano norme per garantire un ambiente lavorativo confortevole e sano. Anche se col senno del poi, queste considerazioni lasciano il tempo che trovano, ma purtroppo queste realtà nella mia Puglia (e non solo) sono molto diffuse e chissà quante ce ne saranno di operaie ed operai che continueranno a lavorare per i prossimi anni nelle stesse loro condizioni.

Significa che il proprietario, per non rischiare di essere denunciato, ha evitato di chiamare le autorità nonostante fossero giorni (settimane?) che si udivano scricchiolii e rumori sinistri provenire dalla palazzina. Ma un vicino se n’è preoccupato e c’è stato un sopralluogo di tecnici del comune e vigili, che la mattina del crollo, che è avvenuto intorno alle 12, solo alle 10 avevano certificato che era tutto a posto, non c’era alcun rischio di crollo o pericolo di sorta. Molto lungimiranti e sicuramente molto competenti, complimenti veramente! E soprattutto queste “autorità” non avevano visto la tragedia del lavoro che si consumava in quello stabile, rendendosene complici.

Significa che una parte troppo ampia del Paese avalla l’illegalità diffusa.

Significa che per raggiungere un minimo di vita dignitosa è necessario prendere dei rischi sproporzionati e fare dei sacrifici inenarrabili, come perdere la propria vita. Grazie ad uno Stato assente, perso tra “nani e ballerine” e leggi sulle intercettazioni.

Questo vuole essere un ricordo affettuoso e (contrariamente al solito) pacato di queste 4 operaie e della ragazzina sfortunatamente morta con loro.

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