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Napolitano e la firma dello scudo fiscale

La firma dello scudo fiscale da parte di Napolitano ha suscitato molte polemiche da parte di Di Pietro e dell’Idv e da parte di alcuni giornali, come Il Fatto Quotidiano che aveva raccolto le firme perché Napolitano non firmasse la legge.

Anche io ho firmato per chiedere a Napolitano di non firmare (scusate il gioco di parole), ma a posteriori devo ammettere di essermi fatta prendere dall’entusiasmo di poter fare qualcosa contro lo scempio fiscale che il Governo stava mettendo in atto.

Resto dell’idea che è una legge ignobile.

Ma qui voglio discutere del fatto che Napolitano abbia deciso di firmarlo, difendendo nel mio piccolo l’operato del Presidente della Repubblica per una serie di motivi.

Innanzitutto il suo ruolo è di garante della Costituzione e la sua richiesta di modifiche alla legge prima del voto in aula, a suo stesso dire è stata esaudita dalla maggioranza, che ha apportato le modifiche che Napolitano aveva richiesto, prima di portarla in Parlamento.

E’ evidente che se il Presidente ha chiesto delle modifiche e queste sono state fatte, dal suo punto di vista i contrasti con la Costituzione Italiana sono stati superati.

Lo scudo fiscale, in una repubblica parlamentare, quale siamo, doveva essere discusso e bocciato in Parlamento. E per ben due volte, durante la discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità e durante il voto vero e proprio, una buona percentuale del Parlamento si è smarcata dal voto, non presentandosi proprio in Aula.

Il vero problema di questa norma è che il Governo aveva posto su di essa la fiducia e sia parlamentari di maggioranza, che (peggio!) parlamentari dell’opposizione che avevano apertamente dichiarato la loro contrarietà alla legge non si sono presi la briga di partecipare alla votazione!

Allora non diamo la colpa a Napolitano per una situazione che si è creata in Parlamento. La sinistra aveva i numeri per bocciare la legge e con essa il Governo, ma non l’ha fatto! Allora tutti a sperare che l’estremo lembo di Stato con qualche potere (che però badate bene, non è legislativo) ci salvasse dalla catastrofe della presa in giro per tutti i milioni di italiani che le tasse le pagano ed i soldi li tengono in Italia o, comunque, non li nascondono al fisco.

Ma questa speranza era sbagliata di fondo, perché se Napolitano avesse mandato indietro la legge alle Camere, avrebbe fatto un gesto politico che sarebbe andato oltre il suo potere di garante della Costituzione Italiana. Ed il rispetto per la Costituzione e l’Istituzione non ci deve essere solo quando il risultato va a nostro vantaggio o segue le nostre idee politiche. La Costituzione ha assegnato a Napolitano un ruolo ben definito, che si è concluso nel momento in cui il Parlamento ha votato una legge in linea con le richieste di modifica che egli aveva fatto al Governo.

Se lui non avesse firmato la legge avrebbe fatto quello che contestiamo continuamente a Berlusconi ed al suo Governo: andare oltre i suoi poteri Costituzionali.

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